Acqua e Coronavirus

I coronavirus sono una vasta famiglia di virus identificati a metà degli anni ’60, ben noti per causare diversi tipi di malattie respiratorie. Il 9 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che le autorità sanitarie cinesi, nel dicembre 2019, hanno individuato nella città di Wuhan, nella Cina centrale, il focolaio di un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo, che è stato ufficialmente classificato con il nome di SARS-CoV-2

La malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus è stata chiamata COVID-19 (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata) ed è stata classificata come pandemica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’infezione da nuovo coronavirus, come altre malattie respiratorie, può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure più severi come la polmonite e difficoltà respiratorie. Le persone più a rischio alle forme gravi sono gli anziani, gli immunodepressi e coloro che soffrono di malattie preesistenti quali diabete e affezioni cardiache.

Fake news su acqua e coronavirus

In questi mesi, con il proliferare dei contagi, sono state diffuse dagli organi competenti tutte le norme precauzionali di comportamento da seguire per contenere il diffondersi di quella che è ormai stata definita una pandemia, tuttavia come spesso succede sui social e il web sono comparse diverse fake news prive di fondamento.

Sono circolate molte false notizie riguardanti in particolare l’acqua da bere, come ad esempio quella che solo l’acqua in bottiglia sarebbe sicura, che bere frequentemente sorsi d’acqua (almeno ogni 15’) impedirebbe il contagio, che tisane e tè bollenti sterilizzerebbero lo stomaco uccidendo il virus, sino al pericoloso consiglio di idratarsi con soluzioni a base di candeggina diluita con acqua1.

Bere acqua fa sempre bene e l’assunzione di liquidi ci aiuta quando siamo malati, ma non ci rende immuni perché le modalità di contagio da COVID19 sono differenti. Le regole preventive da rispettare sono quelle chiaramente espresse dai massimi organi nazionali ed internazionali di tutela della salute pubblica, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che hanno fatto chiarezza anche a proposito di acqua e possibili contagi.

acqua coronavirus covid19

Acqua potabile e coronavirus

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) 2 precisa che non vi è motivo per non bere l’acqua del rubinetto perché: le acque di rubinetto sono sicure rispetto ai rischi di trasmissione della COVID-19 e non sussistono motivi di carattere sanitario che debbano indurre i consumatori a ricorrere ad acque imbottigliate o bevande diverse. Inoltre, l’Istituto conferma che le correnti pratiche di depurazione sono efficaci nell’abbattimento del virus, dati i tempi di ritenzione e i fenomeni di diluizione che caratterizzano i trattamenti, uniti a condizioni ambientali che pregiudicano la vitalità dei virus (temperatura, luce solare, livelli di pH elevati); la fase finale di disinfezione consente inoltre di ottimizzare le condizioni di rimozione integrale dei virus prima che le acque depurate siano rilasciate in ambiente.

Il Ministero della Salute ha pubblicato materiale informativo specifico per rispondere alle varie questioni riguardanti il contagio da coronavirus. Nella sezione del sito riguardante le FAQ3 si precisa che si tratta di virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette e può penetrare se entra direttamente in contatto con le mucose del naso, della bocca e degli occhi. Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti.

Inoltre si precisa che il virus, in funzione di diversi fattori, può sopravvivere alcune ore sulle superfici e che l’utilizzo di semplici disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina) è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità infettiva.

In una recente pubblicazione tecnica4 dedicata all’acqua e l’igiene per la gestione del COVID-19, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) precisa che i metodi di trattamento convenzionali utilizzati dagli acquedotti, basati su filtrazione e disinfezione sono efficaci nella rimozione del coronavirus e che esistono numerose tecnologie di trattamento domestico dell’acqua altrettanto efficaci, come la separazione a membrana, la radiazione UV e il dosaggio di cloro. 

L’OMS evidenzia anche che non sono necessarie misure di prevenzione e controllo aggiuntive rispetto a quanto già indicato nelle Linee Guida OMS sulla qualità delle acque potabili, su cui si basa la regolamentazione e le pratiche di gestione delle acque potabili adottate in Europa.

Il quotidiano on line di informazione sanitaria “quotidianosanità.it” ha recentemente pubblicato un articolo di approfondimento5, curato dall’ISS (L.Lucentini, G.La Rosa, L.Bonadonna) e dal Ministero della Salute (P.Rossi), in cui si evidenzia che l’acqua potabile è uno degli elementi più sicuri e controllati, ricordando che a livello nazionale il recepimento delle direttive europee 98/83/CE e (UE) 2015/1787 (normativa in fase di rifusione), con D.lgs. 31/2001 e DM 14/06/2017 ha introdotto criteri avanzati di valutazione e gestione del rischio per le acque destinate al consumo umano secondo il modello OMS di “piani di sicurezza dell’acqua”, con un approccio preventivo/proattivo più che retrospettivo. In questo ambito, i gestori dei servizi idrici sulla base della valutazione del rischio, stanno ampliando i controlli sull’intera filiera idrica, ricercando anche parametri non previsti dalla normativa come i virus.

L’acqua distribuita dagli acquedotti è quindi sicura e può essere consumata in tutta tranquillità, senza nessun pericolo di contagio da coronavirus. A maggior ragione lo è quella erogata dai sistemi di trattamento applicati al punto d’uso (POU), siano essi ad uso domestico oppure per il settore della ristorazione o le case dell’acqua. Ricordiamo che in particolare i sistemi ad osmosi inversa offrono una barriera efficace ed assoluta nei confronti dei coronavirus, infatti avendo dimensioni comprese tra gli 80 e i 160 nm questi virus non possono superare la membrana osmotica.

Corretta manutenzione degli impianti di trattamento acqua al punto d’uso (POU)

Attraverso le soluzioni di trattamento POU si può ottenere dal rubinetto acqua di eccellente qualità, con la doppia sicurezza data dai controlli del gestore d’acquedotto e la filtrazione finale al rubinetto. Occorre però garantire che gli impianti lavorino nelle migliori condizioni operative e che la manutenzione venga effettuata seguendo le specifiche indicazioni fornite dal produttore, nel rispetto della legislazione vigente.

Il settore del trattamento dell’acqua potabile è regolamentato dal Decreto 7 febbraio 2012, n.25 “Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano”, inoltre indicazioni di carattere igienico/sanitarie da rispettare nelle fasi di manutenzione ordinaria e straordinaria sono fornite dai Manuali di Corretta Prassi Igienica, quello edito da AquaItalia e Utilitalia nel 2014 “Manuale di Corretta Prassi Igienica per la distribuzione di acqua affinata, refrigerata e/o gasata da unità distributive automatiche aperte al pubblico” e quello preparato da AIAQ nel 2017 “Manuale di Corretta Prassi Igienica per gli impianti di trattamento dell’acqua potabile nei pubblici esercizi”. Indicazioni in merito sono anche presenti nel “Piano di Sicurezza per gli impianti di trattamento dell’acqua al punto d’uso” edito nel 2019.

In questo periodo in cui le strategie di contrasto e la gestione del rischio sanitario connesso all’emergenza epidemiologica sono di primaria importanza, le tradizionali regole per la manutenzione degli impianti devono prevedere, oltre alla sanificazione e sostituzione periodica degli elementi filtranti e la pulizia dei rubinetti o ugelli, anche le indicazioni comportamentali del Ministero della Salute per la prevenzione del contagio. Per disporre di acqua di elevata qualità e microbiologicamente sicura, è necessario e sufficiente che sia i manutentori sia gli utilizzatori degli impianti osservino alcune semplici ma importanti norme igieniche:

Regole standard per la manutenzione degli impianti

– sanificazione periodica e completa dell’impianto, da effettuarsi secondo le indicazioni del produttore (comunque almeno 1/anno e in caso di lunghi periodi di fermo della macchina) utilizzando prodotti muniti di schede tecniche con indicazioni delle concentrazioni e dei tempi di contatto;

– sostituzione degli elementi filtranti, da effettuarsi secondo le indicazioni del produttore in funzione delle modalità di utilizzo (tempo e/o litri erogati) dell’impianto;

– pulizia quotidiana dei beccucci di erogazione e della vaschetta raccogli gocce (se presente)

Il rubinetto del lavandino, come gli ugelli degli erogatori d’acqua, sono punti critici, particolarmente esposti alla contaminazione microbica. Molto spesso la pulizia viene effettuata con le normali spugnette da cucina che possono essere cariche di germi, i quali possono risalire le tubature ed inquinare l’acqua al punto d’uso (fenomeno della retro-contaminazione). Per evitare che ciò accada è fondamentale utilizzare prodotti igienizzanti con idonee spugnette o strofinacci e mantenere sempre ben pulita tutta l’area del rubinetto.

Oltre a queste procedure di buona prassi igienica, in tempi di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo occorre prestare attenzione ad ulteriori semplici norme comportamentali per evitare il contagio da coronavirus.

Per chi utilizza gli erogatori d’acqua è importante:

– evitare l’uso promiscuo di bicchieri, bottiglie e borracce;

– mantenere la distanza di sicurezza tra le persone di almeno 1 metro in caso di rifornimento presso le “case dell’acqua”, ed evitare di toccare direttamente con le mani l’imboccatura delle bottiglie;

– lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel a base alcolica;

– non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;

– pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro e alcol.

Limitatamente all’acqua da bere il quadro sanitario non presenta quindi nessuna particolare criticità. Le acque distribuite dagli acquedotti sono sicure e quelle erogate dagli impianti di trattamento al punto d’uso risultano qualitativamente migliorate e doppiamente garantite dai controlli del gestore e dalla filtrazione finale al rubinetto. 

L’adozione delle normali procedure igieniche per la manutenzione degli impianti, unitamente al rispetto delle norme comportamentali indicate dal Ministero della Salute, garantisce un elevato livello di sicurezza, pertanto non sussistono motivi di carattere sanitario che debbano indurre i consumatori a ricorrere al consumo di acqua in bottiglia.