Culligan Pro – Culligan Pro, l’area web Culligan dedicata ai professionisti
Culligan arricchisce la propria piattaforma web con un’area dedicata ai progettisti: CULLIGAN PRO
CULLIGAN PRO è un’area interattiva per i professionisti del settore, dove in pochi istanti si può accedere a tutte le informazioni necessarie per poter sviluppare con semplicità e professionalità un progetto di trattamento acqua: le descrizioni per offerta in vari formati editabili, le schede tecniche, i disegni in dwg, ecc.
CULLIGAN PRO è stata pensata per semplificare la vita a chi vuole usufruire della competenza Culligan, avendo tutte le informazioni aggiornate a portata di click. Non potrà però mai sostituire quello che è impossibile duplicare: la competenza di un leader del trattamento acqua commerciale e industriale da oltre 50 anni.
A tal proposito i nostri tecnici commerciali, dislocati capillarmente su tutto il territorio nazionale, unitamente allo staff della sede sita a Cadriano (BO), sono a disposizione di chi è interessato per un confronto e un supporto fattivo sulle scelte tecniche fatte dal progettista, in modo da identificare la scelta giusta per il cliente.
CULLIGAN PRO verrà implementato successivamente con alcune aree dedicate ad argomenti specifici (es.: i trattamenti per torri evaporative), aree normative, ecc.
Culligan: Easy to do Business With.

Con “acqua virtuale” si intende la quantità di acqua necessaria per produrre cibi, beni di consumo e servizi di cui ogni giorno usufruiamo. Molta acqua è richiesta per la realizzazione degli oggetti che ci circondano, ma soprattutto dall’industria alimentare, dato che per ogni chilogrammo di prodotto finito sono necessari molti litri di acqua, per la coltivazione o l’allevamento della materia prima, oltre che per la preparazione e l’elaborazione dell’alimento stesso. Per esempio nel caso della carne l’acqua virtuale corrisponde al quantitativo totale dell’acqua bevuta durante la vita dell’animale, ma anche quella necessaria per produrre i concimi, per pulire i rifiuti e per la lavorazione del prodotto finito; mentre l’acqua virtuale contenuta nei vegetali corrisponde essenzialmente a quella fornita tramite irrigazione per tutto il periodo della coltivazione.
Ognuno di noi consuma quindi molta più acqua di quanta ne vede effettivamente scorrere, tuttavia la maggior parte di essa non è percepita in quanto è letteralmente “mangiata”, in forma virtuale, nei cibi che consumiamo.
Ad esempio ogni giorno, tra bevande ed alimenti, vengono introdotti nell’organismo circa 2,5 litri di acqua, ma la quantità virtuale che consumiamo con l’alimentazione è molto superiore: varia da 1500 a 2600 litri al giorno nel caso di una dieta vegetariana e da 4500 a 5400 litri con un regolare consumo di carne.
Molti studi hanno stimato la quantità di acqua virtuale contenuta nei cibi, di seguito riportiamo alcuni valori per i principali alimenti tra quelli proposti dalla Food and Agricolture Organization (FAO):
Le abitudini alimentari influiscono sulla nostra salute e, indirettamente, anche su quella del pianeta. Uno studio del Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) ha proposto il modello della doppia piramide alimentare per evidenziare il legame esistente tra aspetti nutrizionali e impatto ambientale degli alimenti. E’ curioso notare come le due piramidi siano sostanzialmente invertite: agli alimenti posti alla base della piramide alimentare, inseriti secondo i principi della dieta mediterranea, ci sono frutta e verdura, quindi salendo cerali e latticini e al vertice carni e dolci; a questi alimenti è associato un impatto ambientale crescente, che raggiunge il massimo livello con le carni rosse, per questo motivo la piramide ambientale risulta opposta di quella alimentare. In pratica gli alimenti consigliati dai nutrizionisti per un consumo più frequente sono anche quelli che hanno un modesto impatto ambientale, un’impronta idrica minore.
Per un’analisi più approfondita dell’impatto ambientale dovuto alle acque virtuali non basta però stabilire soltanto la quantità di acqua associata alla produzione di un alimento, occorre anche specificarne l’origine. Esiste così una classifica con diversi colori: “blu” sono definite le acque superficiali e quelle sotterranee, che vengono a loro volta distinte tra fonti rinnovabili e non rinnovabili (es. le acque fossili); “verde” è l’acqua piovana che arriva al suolo ma non diventa acqua blu perché viene assorbita dalle piante e in parte evapora; “grigia” è invece l’acqua industriale necessaria per la lavorazione, che viene inquinata durante la produzione e mandata allo scarico.
Questa distinzione spiega come mai il riso, che pur richiedendo una grandissima quantità di acqua (2500 litri per kg di prodotto), ha un basso impatto ambientale, oppure come due prodotti uguali, pur avendo associata la stessa quantità di acqua virtuale, possono avere impatti ambientali molto diversi a seconda della provenienza dell’acqua utilizzata per la loro produzione.
Il consumo consapevole passa anche attraverso la conoscenza dell’acqua virtuale contenuta negli alimenti, permettendoci di comprendere la dipendenza che abbiamo da sistemi idrologici anche molto lontani e come i nostri stili di vita ne influenzino lo sfruttamento.