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L’inquinamento dell’acqua

L’inquinamento, nella sua accezione più generale, può essere definito come il degrado di un qualsiasi ambiente o mezzo a seguito di eventi, naturali o antropici, in grado di alterarne le caratteristiche.

In genere l’inquinamento ambientale viene correlato all’attività umana, che sicuramente è la causa più importante e responsabile tra l’altro del riscaldamento globale, ma occorre non dimenticare che esistono molte altre fonti naturali di inquinamento (come le eruzioni vulcaniche, gli incendi e la radioattività naturale emessa dalle rocce – Rn) che possono concorrere all’alterazione dello stato di salute del pianeta e dei suoi abitanti.

Inquinamento e salute

Non è possibile considerare la salute umana separatamente dalla salute dell’ambiente e da quella degli altri animali, essendo ambiti strettamente interconnessi e dipendenti gli uni dagli altri. 

È questo l’approccio a “One Health”, l’attuale visione degli scienziati che concordano sull’esistenza di una sola salute, che può essere preservata solo considerando le complesse interazioni tra l’uomo e l’ambiente in cui viviamo.

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Inquinamento dell'acqua e delle risorse idriche

Lo stato di salute delle risorse idriche risente inevitabilmente della pressione antropica , causata sia dall’eccessivo sfruttamento dovuto ad una richiesta d’acqua in continua crescita, sia dalla mancanza di sistemi di depurazione e di norme specifiche che, in molte aree del pianeta, portano ad un degrado delle risorse idropotabili.
Nei paesi in via di sviluppo l’inquinamento microbiologico dell’acqua è considerato, ancora oggi, una delle principali cause di morte, mentre nei paesi industrializzati il problema microbiologico è stato affrontato con successo con l’introduzione degli impianti di potabilizzazione e dei depuratori delle acque reflue, pertanto l’attenzione agli effetti sulla salute dell’uomo causati dall’inquinamento dell’acqua sono rivolti principalmente alla possibile presenza di inquinanti chimici.
Concentrando l’attenzione alle acque distribuite sul nostro territorio nazionale possiamo dire con certezza che, l’acqua che arriva ai rubinetti delle nostre case viene prima sottoposta a trattamenti di potabilizzazione che ne garantiscono la qualità, in conformità alla normativa vigente, ovvero il D.Lgs 31/2001, che prevede limiti alle concentrazioni per determinati parametri riguardanti sostanze indesiderabili e tossiche, senza fare distinzione tra contaminanti di origine naturale o antropica, in quanto non è l’origine di una sostanza a causarne gli effetti sulla salute umana ma la sua stessa natura.

Inquinanti dell’acqua, contaminanti e parametri chimici

Questo è un concetto molto importante e va chiarito perché troppo spesso, soprattutto tra i non addetti ai lavori, vige il pensiero diffuso che l’inquinamento di origine naturale non sia dannoso per la salute, al contrario di quello generato dall’uomo, genericamente definito “chimico”. Anche in alcuni testi universitari si riportano definizioni tutt’altro che chiare, alimentando la confusione tra inquinanti e contaminanti:

inquinanti: sostanze presenti in concentrazione maggiore rispetto a quella naturale, come risultato dell’attività umana, che hanno un netto effetto dannoso sull’ambiente o su qualcosa di valore in esso;

contaminanti: sostanze che non sono classificate come inquinanti, a meno che non abbiano qualche effetto dannoso, comportano delle deviazioni dalla normale composizione ambientale.

Il D,Lgs 31/2001, all’Art.4 stabilisce invece che le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi, parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. A tal scopo identifica, nell’Allegato I parte B, una serie di 28 parametri chimici per ognuno dei quali viene fissato un valore di parametro che deve essere rispettato per la tutela della salute umana, indipendentemente dall’origine della sostanza.

Parametri chimici emergenti

Oltre ai parametri chimici contemplati dalla legislazione vigente, sono oggetto di studio e ricerca continua anche i cosiddetti parametri chimici emergenti. E’ bene precisare che non si tratta necessariamente di nuove specie chimiche, possono essere sostanze già presenti nell’ambiente ma oggetto di recente interesse, conseguente allo sviluppo delle conoscenze scientifiche riguardanti l’impatto della qualità dell’acqua potabile sulla salute umana e di nuove tecniche di indagine dotate di livelli di definizione sempre più elevati. Sono sostanze generalmente presenti in tracce, le cui informazioni relative agli effetti tossici e alla loro presenza nell’ambiente sono in continuo aggiornamento.

La loro presenza, nell’ambiente e nelle acque, può essere correlata a cause diverse:

  • alla produzione e al consumo massivo di prodotti per l’igiene personale, farmaci, pesticidi, sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), ecc;
  • all’uso di nuove tecnologie e materiali, come il MTBE (metil-t-butil etere) utilizzato oggi come additivo nelle benzine al posto del piombo, i ritardanti di fiamma, i nanomateriali e i composti diossino-simili, molto persistenti nell’ambiente e con capacità di bioaccumulo negli esseri viventi;
  • all’uso di reagenti in acquedottistica, ovvero impurezze presenti nei disinfettanti e nei coagulanti e sottoprodotti della disinfezione;
  • ai cambiamenti climatici, che causano un aumento della temperatura media e favoriscono la proliferazione di specie microbiche, compresi i cianobatteri in grado di generare cianotossine;
  • parametri divenuti critici a causa del cambiamento delle normative, ovvero parametri già esistenti per i quali è stato abbassato il limite di concentrazione oppure di nuovi parametri introdotti a seguito di un aggiornamento legislativo (es. arsenico, nickel, piombo, vanadio, uranio e radon)

Le microplastiche

Tra gli inquinanti emergenti ci sono anche le microplastiche.
La presenza di plastiche è una minaccia particolarmente insidiosa per gli oceani, che è diventata ubiquitaria infatti sono stati trovati rifiuti plastici anche nelle zone più remote degli oceani come in Artide, Antartide e nella Fossa delle Marianne.
Le microplastiche sono un esempio lampante di inquinamento in grado di compromettere “ONE HEALTH” in quanto, a causa delle loro ridotte dimensioni, possono facilmente entrare nella rete trofica rappresentando un rischio per gli organismi viventi, gli ecosistemi e la salute umana.

MICROPLASTICHE > AMBIENTE (OCEANI) > ANIMALI > UOMO

Le microplastiche hanno generalmente origine dai rifiuti plastici dispersi nell’ambiente, che l’erosione meccanica dell’acqua e del vento, unita all’azione della radiazione solare, degradano in piccoli frammenti; ma anche la semplice e insospettabile operazione di lavaggio dei tessuti sintetici contribuisce in maniera sostanziale a questa forma di inquinamento.
I pericoli per la salute umana derivanti dalle microplastiche sarebbero associati al bioaccumulo, dato che si tratta di sostanze idrofobiche in grado di adsorbire una vasta gamma di inquinanti dall’ambiente, di trattenere metalli e favorire lo sviluppo ed il trasporto dei microrganismi.

Per contrastare l’inquinamento da materiale plastico sono stati emanati negli ultimi anni svariati provvedimenti normativi , inoltre la ricerca scientifica ha permesso di realizzare nuovi materiali ecosostenibili, le bioplastiche (o plastiche vegetali), come il PLA (acido polilattico) generato dalla fermentazione del mais, o i PHA (poliidrossialcanoati) una famiglia di polimeri di origine biologica. 

Si tratta di prodotti sicuramente meno impattanti sull’ambiente rispetto alle tradizionali plastiche, che richiedono comunque di essere smaltiti correttamente in quanto non “naturalmente” biodegradabili; a fine vita occorre conferirli nella raccolta dell’umido perché, essendo materiali compostabili, si degradano nelle condizioni esistenti negli impianti di compostaggio, che non corrispondono generalmente a quelle ambientali.

L' inquinamento delle acque in Italia - La mappa

La presenza di inquinanti chimici nelle acque non è uniforme a livello nazionale, a titolo di esempio, ci sono regioni dove a causa della particolare natura delle rocce si registrano elevate concentrazioni di elementi naturali quali l’arsenico, il vanadio, i fluoruri o il boro (Lazio, Sicilia, Toscana), mentre alcuni territori fortemente industrializzati presentano concentrazioni di inquinanti antropici come i PFAS e il CrVI (Veneto, Lombardia).

Anche la presenza di plastiche e microplastiche è molto diffusa nei nostri mari. Il Mar Mediterraneo rappresenta soltanto l’1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% di tutta la microplastica marina e sui suoi fondali sono stati rilevati i livelli di microplastiche più elevati mai registrati: fino a 1,9 milioni di frammenti su una superficie di un solo metro quadrato.

Attraverso la seguente mappa vengono raffigurati i principali casi di contaminazione rilevati nelle acque sul territorio nazionale.

INQUINAMENTO_ACQUA_ITALIA_mappa_2020
FONTI: Istituto superiore sanità (L.Lucentini, 2017) – Rapporto Legambiente 2020 “La chimica che inquina” – Rielaborazione grafica Culligan 2020

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