Come funziona un impianto di potabilizzazione dell’acqua?

Le fonti di approvvigionamento dell’acqua

Le acque naturalmente potabili sono rare, inoltre la loro qualità può subire alterazioni durante il trasporto nelle condutture, per questi motivi l’acqua che arriva ai nostri rubinetti viene generalmente sottoposta a diversi trattamenti di potabilizzazione, più o meno complessi a seconda della fonte idropotabile. Uno studio dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) del 2015, riguardante i prelievi di acqua ad uso potabile in Italia, mostra che, a livello nazionale, le fonti di approvvigionamento di gran lunga più sfruttate sono quelle sotterranee (falda e sorgenti), a cui seguono le acque superficiali (invasi e corsi d’acqua) e in minima parte anche le acque salmastre, o direttamente quelle marine trattate con impianti di desalinizzazione ad osmosi inversa. Le percentuali sono le seguenti:

acque sotterranee (pozzi 47,8% + sorgenti 37,0%) = 84,8%

acque superficiali (laghi 10,4% + acque fluenti 4,7%) =15,1%

acque marine o salmastre = 0,1%

fonti di approvvigionamento potabilizzazione acqua
Ogni città è caratterizzata da una propria specifica fornitura idrica, che sfrutta le risorse locali, pertanto appare chiaro come le caratteristiche delle acque erogate dai vari rubinetti d’Italia, pur rispondendo sempre ai requisiti di potabilità, possono essere anche molto differenti tra loro. In alcune città gli acquedotti utilizzano prevalentemente, o totalmente, acque sotterranee (es. Milano), altri si approvvigionano principalmente da acque fluenti (es. Firenze), altri ancora hanno a disposizione un mix di fonti (es. Genova).

Potabilizzazione delle acque sorgive o di falda

Quando per l’approvvigionamento idrico si utilizzano acque sorgive o di falda, i trattamenti sono in genere molto contenuti. Le acque sotterranee vengono a volte trattate con sistemi di aerazione, allo scopo di rimuovere la presenza di gas indesiderabili disciolti, quali il solfuro di idrogeno in grado di conferire all’acqua odori e sapori sgradevoli. L’aerazione facilita anche l’ossidazione di ferro e manganese, trasformandoli nella forma ossidata insolubile che può essere facilmente rimossa attraverso le classiche tecniche di filtrazione. Nelle falde sottostanti vaste pianure coltivate, a seguito dell’uso di fertilizzanti azotati, la presenza di nitrati può essere considerevole, comunque sempre inferiore ai limiti stabiliti dalla legge per le acque destinate al consumo umano. In genere quindi per le acque sotterranee, oltre all’eventuale aerazione, il trattamento si risolve con una semplice disinfezione.

Potabilizzazione delle acqua superficiali

Quando invece ci si serve di acque superficiali la potabilizzazione richiede procedimenti più elaborati. Queste acque non presentano le problematiche di alcune acque sotterranee, tuttavia la maggior esposizione all’ambiente esterno le rende più vulnerabili dal punto di vista microbiologico, inoltre la loro qualità cambia repentinamente al variare delle condizioni ambientali, soprattutto nel caso delle acque fluenti.

Categorie di acque destinate alla potabilizzazione

Il D.Lgs 152/2006 (Norme in materia ambientale), all’art.80, stabilisce che le acque dolci superficiali, per essere utilizzate o destinate alla potabilizzazione, vengano classificate nelle categorie A1, A2, A3, a seconda delle loro caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche. Le acque di categoria A1 sono le migliori, mentre la categoria A3 è la peggiore e per queste acque sono richiesti trattamenti più spinti ed invasivi. A seconda della categoria di appartenenza le acque superficiali devono essere sottoposte ai seguenti trattamenti:

▪ Categoria A1: trattamento fisico semplice e disinfezione

▪ Categoria A2: trattamento fisico e chimico normale e disinfezione

▪ Categoria A3: trattamento fisico e chimico spinto, affinamento e disinfezione

Le acque dolci superficiali che presentano caratteristiche inferiori ai valori limite imperativi della categoria A3 possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano.
impianto potabilizzazione acqua

Come funziona un impianto di potabilizzazione dell’acqua

Di seguito si riporta la filiera di trattamento più usata dagli acquedotti per la potabilizzazione delle acque superficiali.

  • grigliatura: rimozione di corpi solidi, grossolani;
  • regolazione del pH: dosaggio di anidride carbonica per portare il pH a valori ottimali per le reazioni con i reagenti;
  • dosaggio di reagenti: disinfettanti, ossidanti, flocculanti, allo scopo di ridurre la carica batterica, e far reagire le sostanze sedimentabili (alcuni metalli, materiali in sospensione);
  • sedimentazione-: permette la separazione di una parte dei solidi sospesi presenti nell’acqua attraverso il transito in vasche le cui dimensioni ne riducono la velocità permettendo così il deposito di molte particelle presenti;
  • chiariflocculazione: eliminazione dei solidi sospesi, non sedimentabili, attraverso la formazione di microfiocchi insolubili che, aumentando la massa, cadono sul fondo;
  • filtrazione: trattenimento delle particelle ancora sospese, sfuggite al trattamento precedente, generalmente effettuata con filtri a sabbia;
  • adsorbimento: il trattamento con carbone attivo elimina eventuali inquinanti in soluzione Questo trattamento è particolarmente efficace nei confronti dei microinquinanti e dei residui di materiale organico, di conseguenza si ottiene l’abbattimento di numerose sostanze organiche sia di origine naturale (alghe, acidi umici e fulvici) sia di origine industriale e agricola (erbicidi, pesticidi, fenoli, molti composti organoclorurati, ecc.). Il carbone attivo è anche in grado di inibire e ridurre i prodotti secondari che si generano durante il processo di clorazione
  • postdisinfezione: necessario per mantenere una copertura disinfettante nell’acqua all’uscita degli impianti di trattamento sino al punto d’uso

Come migliorare la qualità dell’acqua potabile?

Una volta che arriva al rubinetto l’acqua è potabile, indipendentemente dalla sua origine, però la qualità può essere molto diversa soprattutto a causa di un sistema di distribuzione dell’acqua spesso obsoleto (e a volte decrepito). Non esiste né un impianto di potabilizzazione standard né un trattamento standard utilizzato per tutte le acque, ma più soluzioni tecnologiche da scegliersi in funzione delle caratteristiche dell’acqua di partenza e del risultato che si vuole ottenere. In sintesi la regola generale è la seguente: migliore è la fonte e minori sono i trattamenti a cui l’acqua deve essere sottoposta, con un risultato finale, soprattutto nelle caratteristiche organolettiche, superiore. In ambito domestico, se non si è soddisfatti della qualità dell’acqua che arriva in casa, è possibile installare un impianto di depurazione, ottenendo così ottimi risultati in termini qualitativi.

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