Perché i nostri non sono “depuratori” e la nostra acqua non è “pura”

13 Maggio 2025
depuratore filtro acqua

C'è una ragione se l'impegno di Culligan da oltre 80 anni è quello di trasformare l'acqua migliorandola. Nella maggior parte dei casi, e soprattutto in Italia, infatti, l'acqua potabile è appunto tale, quindi adatta al consumo umano. In Italia la qualità delle acque destinate al consumo umano è assicurata mediamente per l’80,5% da acque sotterranee, naturalmente protette, su cui si innesta un esteso sistema di controlli da parte dei gestori dei servizi idrici e delle Autorità Sanitarie Locali. Secondo il primo rapporto elaborato dal Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque (CeNSiA) dell’Istituto Superiore di Sanità e rilasciato a metà del 2024, l’acqua del rubinetto nelle case italiane è sostenibile e sicura, conforme ai parametri indicati dalla legge in quasi il 100% dei casi.

Ciò non toglie che sia necessario filtrarla per darle un buon sapore, alterato dalla presenza di sostanze innocue di origine naturale come calcio, magnesio e solfati, o per eliminare la presenza di sostanze indesiderate che possono essersi depositate nel passaggio da impianti e tubature non adeguati o ancora per ridurre nuovi inquinanti in crescita come i PFAS.

Affermare, quindi, che i sistemi di filtrazione siano dei "depuratori" che fanno sì che l'acqua sia "pura" è scorretto sia da un punto di vista legale che commerciale.

pfas acqua Italia

Le normative contro l'utilizzo del termine "depuratore d'acqua"

L’art. 8 del Decreto del Ministero della Salute n. 25/2012 prevede espressamente che le prestazioni delle apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua per il consumo umano devono riferirsi esclusivamente a sostanze e/o elementi e/o parametri biologici testati sperimentalmente, ovvero essere documentati da letteratura comunemente accettata a livello internazionale.

La medesima norma prevede espressamente al comma 2 che “nessuna apparecchiatura può essere propagandata o venduta sotto la voce generica di “depuratore d'acqua”, ma solo con la precisa indicazione della specifica azione svolta”. Tale divieto normativo è poi espressamente richiamato nelle Linee guida del Ministero (Linee Guida sui dispositivi di trattamento delle acque destinate al consumo umano ai sensi del D.M. 7 febbraio 2012, n. 25), oltre che nelle Linee Guida dell’Iss-Istituto Superiore di Sanità (Rapporto ISTISAN).

Nei casi in cui venga veicolato un messaggio ingannevole circa la natura e la portata dei rischi per la sicurezza personale del consumatore o della sua famiglia , l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe considerare la stessa pratica commerciale come ingannevole.

Nello specifico, l’utilizzo del termine “depuratore” è già stato oggetto di censura dall’AGCM in diverse occasioni, sia ante riforma (in vigenza del DM 443/1990) che dopo la riforma introdotta ex DM 25/2012.

In particolare, in una di queste occasioni, anche il Ministero della Salute è intervenuto specificando che: “le apparecchiature per il trattamento domestico delle acque potabili hanno come scopo quello di migliorare le caratteristiche organolettiche dell’acqua potabile distribuita in ambito domestico, potendo anche  'addolcire' o, meno correttamente, 'affinare' l’acqua (intendendo, con questi termini, la riduzione della quantità totale di sali presenti naturalmente)” e che “il termine “depuratore” induce a ritenere che l’acqua, prima di essere trattata, non sia potabile".

acqua microfiltrata rubinetto

La recente sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 2407/2024 

Di recente, i giudici milanesi si sono pronunciati su un caso in tema di "green claims", ossia di slogan che suggeriscono un ridotto impatto ambientale per la produzione o confezionamento di un determinato prodotto, secondo la cosiddetta direttiva "greenwashing", la direttiva 2024/825/UE del Parlamento europeo e del Consiglio volta a modificare la direttiva 2005/29/CE rispetto alle pratiche commerciali sleali e la direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.

Nel caso in questione, la Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali recriminava che questi slogan paragonassero l’acqua filtrata all’acqua minerale utilizzando i termini “pura” e “purezza”, terminologia prevista dalla normativa in tema di acque minerali, facendo intendere che l’acqua filtrata fosse equivalente a quella minerale e attribuendole benefici simili.

La Corte ha però affermato che l’uso della parola “pura” o del concetto di “purezza” – se inteso nel linguaggio comune come sinonimo di salubre, pulita, incontaminata – non implica automaticamente una violazione normativa né un’appropriazione indebita di pregi delle acque minerali naturali, purché non si faccia uso della dicitura “acqua minerale” o equivalenti vietati ex art. 18 D. Lgs. 176/2011.

Tuttavia, è bene precisare con chiarezza che si tratta di una decisione di merito non ancora passata in Cassazione. Ciò significa che, pur essendo ben argomentata e coerente, non costituisce un precedente vincolante e, in ogni caso, non esclude che altri tribunali possano adottare letture più restrittive o addirittura opposte in casi simili.

La scelta di Culligan

Noi di Culligan abbiamo scelto di osservare pedissequamente la normativa vigente. Per questo, nella nostra comunicazione al consumatore non reperirete le parole "depuratore d'acqua", "depuratori d'acqua", "acqua pura", "purezza" per definire le nostre soluzioni e il loro risultato. Piuttosto, parliamo di "sistemi filtranti per l'acqua da bere" ed erogatori d'acqua sia per la casa che per l'ufficio che per l'Ho.Re.Ca. continuando a fornire acqua filtrata più buona e più sana per cambiare le abitudini e ridurre in maniera drastica il consumo di plastica monouso.

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