Il tallio nelle acque

Il tallio è un metallo altamente tossico, chimicamente simile allo stagno. Gli ioni del tallio si trovano per lo più nei minerali a base di potassio. Viene ottenuto prevalentemente come sottoprodotto dalla raffinazione di metalli pesanti. 
La sua tossicità deriva dalla sua capacità di sostituirsi ai cationi dei metalli alcalini presenti nell’organismo, principalmente sodio e potassio. Questa sostituzione altera molti dei normali processi cellulari e lo rende un elemento molto pericoloso in quanto è in grado di interferire con i meccanismi di trasmissione dei segnali elettrici a livello del sistema nervoso. L’assorbimento di tallio può dare luogo a problemi neurologici di varia natura come dolori muscolari, stanchezza, emicranie, depressione, mancanza di appetito, problemi alla pelle, perdita dei capelli e disturbi alla vista; mentre in concentrazioni molto elevate può risultare letale.

Il tallio nell’ambiente

Gli utilizzi industriali e agricoli che ne sono stati fatti, soprattutto in passato, sono la principale causa della presenza di questo elemento nell’ambiente. Nell’industria il tallio è stato impiegato come componente per fuochi di artificio, nei tubi catodici dei vecchi televisori, nei componenti elettronici e oggi è ancora utilizzato nella produzione dei superconduttori e nelle macchine per la risonanza magnetica nucleare; in campo agricolo è stato largamente impiegato, in forma di solfato di tallio (Tl2SO4), nella sintesi di antiparassitari e rodenticidi.

In tallio è piuttosto diffuso anche in natura, nella crosta terrestre si trova quasi sempre associato a sali di potassio in argille, fanghi e graniti, seppur in concentrazioni modeste. Parzialmente solubile in acqua, può disperdersi facilmente se i terreni lo contengono in significative quantità e una volta in soluzione non è percettibile con gli organi di senso in quanto inodore ed insapore.

Il tallio nelle acque

Recentemente la stampa hanno segnalato la presenza di tallio nelle acque di alcuni comuni della Toscana, in particolare Pietrasanta Camaiore e Valdicastello, zona che in passato era stata sede di miniere i cui sedimenti hanno contaminato le acque superficiali e quelle sotterranee con elevate concentrazioni di metalli pesanti quali arsenico, piombo, zinco, antimonio, mercurio, cadmio e tallio. L’allarme tallio è emerso nel 2013, a seguito di monitoraggi effettuati dai ricercatori dell’Università di Pisa che segnalavano la presenza nell’acqua di livelli compresi tra 1,7 e 10,1 µg/L.
Il motivo di questa recente scoperta, praticamente casuale, è dovuto al fatto che né la legislazione nazionale (D.Lgs 31/2001) né la direttiva europea (98/83/CE) contemplano il tallio tra i vari parametri da monitorare per la potabilità dell’acqua, questo significa che, normalmente, questo elemento non viene ricercato nelle analisi di routine.
Tuttavia la legge prevede che, se ci sono sospetti o evidenze di possibili sostanze pericolose nelle fonti di approvvigionamento, vengano fatti ulteriori controlli per accertarne la presenza e la concentrazione; in particolare il D.Lgs 31/2001 all’Art.8 comma 3, prevede che:

L’azienda unità sanitaria locale, assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro a norma dell’allegato I, qualora vi sia motivo di sospettarne la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La ricerca dei parametri supplementari è effettuata con metodiche predisposte dall’Istituto superiore di sanità.

Eliminare il tallio dall’acqua

Il tallio, oggi, è oggetto di controlli e monitoraggi continui in molti comuni della Toscana, tuttavia non essendo previsto dalle legislazioni nazionale ed europea un limite di concentrazione nell’acqua potabile per questo elemento, come riferimento è stato preso il valore di 2 µg/L stabilito dall’EPA (Environmental Protection Agency), ovvero l’Agenzia per la Protezione Ambientale Americana.

Le acque con concentrazioni superiori sono state dichiarate non potabili e nei territori interessati, sino alla risoluzione del problema, era stato attivato un servizio temporaneo d’emergenza con autobotti.

In casi come questo, dove le fonti idropotabili risultano contaminate, le soluzioni al problema sono essenzialmente due:

 – cambiare fonte di approvvigionamento, che rappresenta sempre la scelta migliore, da perseguire se possibile, anche se in molti casi si tratta di un’operazione difficile, a volte impossibile;

 – trattare l’acqua con tecnologie adeguate al fine di garantire la potabilità. Nel caso specifico in ambito acquedottistico è stata adottata la filiera ossidazione + flocculazione + filtrazione + adsorbimento su carbone attivo, che è risultata efficace, mentre in ambito domestico ottimi risultati si possono ottenere con impianti ad osmosi inversa.

 

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