L’acqua nella storia dell’uomo

acquedotto_romano

Il legame tra l’acqua, indispensabile per la vita, e l’uomo è sempre stato molto complesso, soprattutto nelle epoche passate. Dalle origini ai giorni nostri l’uomo ha progressivamente imparato a gestire le acque a proprio uso e consumo, un processo molto lento che può essere analizzato in tre epoche distinte:

  • la prima è l’intervallo compreso tra l’origine dell’uomo preistorico e la nascita delle prime civiltà, un periodo lunghissimo, circa un milione di anni, nel quale l’uomo è sempre stato dipendente dalle acque, dalla loro disponibilità, a volte insufficiente a volte eccessiva, senza mai poterle controllare. Gli uomini primitivi non sapevano coltivare, si procuravano il cibo e l’acqua limitandosi a consumare le risorse naturali che trovavano;
  • la seconda epoca è compresa tra la nascita delle prime civiltà e la fine del XIX secolo;
  • la terza, della durata di circa un secolo, arriva ai giorni nostri.

Solamente nelle ultime migliaia di anni l’uomo è stato artefice di opere mirate al controllo delle acque: canali di drenaggio, dighe e acquedotti consentirono di passare gradualmente dal nomadismo alla sedentarizzazione; infatti la vita sociale nacque in prossimità dei grandi corsi d’acqua.

L’acqua nella preistoria

Agli albori, l’uomo è sempre stato dipendente dalle acque, dalla loro disponibilità, a volte insufficiente a volte eccessiva, senza mai poterle controllare. Gli uomini primitivi non sapevano coltivare, si procuravano il cibo e l’acqua limitandosi a consumare le risorse naturali che trovavano.
Solamente nelle ultime migliaia di anni l’uomo è stato artefice di opere mirate al controllo delle acque: canali di drenaggio, dighe e acquedotti consentirono di passare gradualmente dal nomadismo alla sedentarizzazione; infatti la vita sociale nacque in prossimità dei grandi corsi d’acqua.

I primi impianti di approvvigionamento delle acque

Nell’antico Messico, alcune migliaia di anni or sono, vennero realizzate importanti canalizzazioni e pozzi per la gestione e l’approvvigionamento delle acque. Risalgono al XVII secolo a.C. pozzi  realizzati nei territori dell’antico Egitto e in Cina. In Egitto alcuni pozzi erano adibiti a “nilometri”, con i quali si poteva controllare l’innalzamento della falda del Nilo e prevedere così l’allagamento dei territori a valle. Ci sono evidenze di imponenti canalizzazioni costruite dai Sumeri in Mesopotamia ad uso irriguo. I qanat furono i primi acquedotti sotterranei, canali per il trasporto e la distribuzione dell’acqua a notevoli distanze.

trasporto_acqua_animali_antichitaCon le prime civiltà nacquero anche le prime tecniche, azionate con la forza dell’uomo, degli animali o dell’acqua stessa, per il sollevamento delle acque dai pozzi o dal letto dei fiumi.

Gli antichi romani, le prime analisi e i primi trattamenti sulla qualità dell’acqua

La scienza idraulica trovò però massima espressione all’epoca romana. Nel campo delle acque i romani impiegarono i migliori architetti e ingegneri della storia per realizzare imponenti acquedotti, lunghi anche decine di chilometri, per trasportare presso i centri abitati le acque provenienti da sorgenti lontane. La scelta di un’acqua da destinare alla distribuzione pubblica avveniva con criteri del tutto empirici. I laboratori di analisi ovviamente non esistevano, così per l’idoneità all’approvvigionamento venivano considerati alcuni parametri quali la provenienza delle sorgenti, la trasparenza, il sapore e la temperatura dell’acqua. Veniva considerato anche lo stato di salute delle popolazioni che vivevano in prossimità delle sorgenti. I trattamenti alle acque erano praticamente nulli, essendo limitati alla semplice decantazione in piscine limarie, appositi bacini posizionati lungo il condotto.

Gli acquedotti romani per il trasporto delle acque

Resti di acquedotti romani sono visibili ancora oggi non solo in Italia ma in molte città edificate durante il periodo imperiale.

L’approvvigionamento di Roma era garantito da 11 acquedotti, complessivamente lungi circa 500 km, che assicuravano alla città una quantità di acqua unica nella storia dell’uomo e eguagliata solo ai giorni nostri. Ogni giorno venivano erogati 500.000 mc di acqua, che per una popolazione di circa un milione di abitanti corrispondono a 500 litri procapite, un volume enorme per gran parte destinato all’alimentazione delle fontane pubbliche e delle terme. Maestose opere che richiesero anche l’utilizzo di sofisticate attrezzature per l’epoca, per regolare per esempio la pendenza dei canali.

L’acqua dal medioevo fino agli inizi del XX secolo

L’epoca medioevale segnò la morte delle grandi opere idrauliche romane. Una buona parte degli impianti di distribuzione dell’acqua venne messa fuori uso, a volte anche intenzionalmente per motivi strategici, e le grandi terme abbandonate e depredate di tutti i loro beni. Nei secoli che seguirono quindi l’acqua tornò ad essere stagnante e per molto tempo attinta nuovamente da pozzi e dai torrenti, con un peggioramento generale delle condizioni igieniche e di salute della popolazione.

Per le prime importanti applicazioni nel settore della potabilizzazione si dovette arrivare gli inizi del XX secolo. Nel 1806 venne realizzato il primo impianto di filtrazione a sabbia e uso di carbone vegetale per l’acqua di Parigi; nel 1835 in Inghilterra si utilizzò il cloro sotto forma di cloruro di calce per la deodorizzazione dell’acqua; nel 1893 in Olanda venne realizzato il primo impianto di trattamento dell’acqua del fiume Reno con l’utilizzo di ozono.

diga_acqua

Gli studi di Pasteur sulla qualità dell’acqua

In quegli anni gli studi di microbiologia di Pasteur (ci beviamo il 90% delle nostre malattie) permisero di avvalorare le teorie secondo le quali ci poteva essere una correlazione tra il livello igienico di un’acqua e il proliferare di alcune malattie. Fu durante l’epidemia di colera di Londra del 1854 che il medico inglese John Snow, studiando l’origine e le modalità di diffusione della malattia, capì che la stessa veniva veicolata dall’acqua. Nasce la microbiologia e con essa l’uso di agenti chimici destinati alla disinfezione. Gli acquedotti, che sino a quel momento distribuivano le acque tal quali, o al più filtrate, iniziarono a dotarsi anche di sistemi di disinfezione.
La disinfezione delle acque, per le conseguenze benefiche che ha portato al livello di salute della popolazione mondiale, è sicuramente una delle più grandi conquiste dell’umanità.
Al superamento del problema delle epidemie (realtà però ancora assai diffusa nei paesi del terzo mondo) è seguita la presa di coscienza di alcuni effetti collaterali legati ai processi di disinfezione, ovvero la formazione in acqua di una serie di sostanze indesiderabili, chiamate sottoprodotti, di cui, purtroppo, nessun trattamento chimico è esente. Certamente il rischio per la salute indotto da queste sostanze è molto minore rispetto a quello di bere non disinfettata, però non è nullo.

depuratore_acqua_contemporaneo

La seconda metà del XX secolo e gli studi sull’inquinamento dell’acqua

Verso la metà del secolo scorso iniziano ad emergere le problematiche indotte dalla contaminazione da metalli e dalla presenza di microinquinanti organici, piogge acide, tensioattivi e radioattività, mentre a dagli ottanta gli sforzi sono rivolti in particolare allo studio dei cosiddetti patogeni emergenti e agli interferenti endocrini, all’indagine della loro presenza in acqua e agli effetti che possono avere sulla salute umana.

Quindi oggi particolare attenzione viene data alla ricerca di nuove specie di microrganismi patogeni e di sostanze, di origine naturale o artificiale, generalmente presenti nelle acque in concentrazioni modestissime in grado di comportarsi come gli ormoni endogeni.

Le tecniche di indagine, sempre più sofisticate, consentono di individuare sostanze presenti in tracce infinitesimali e più si cerca e più si trova…

Oggi: le tecniche di disinfezione e filtrazione dell’acqua

L’acqua si presenta oggi agli analisti come un mix di migliaia di sostanze, molte delle quali introdotte nell’ambiente dall’uomo, per le quali vanno valutati gli effetti sanitari e individuate le tecniche più idonee per la rimozione delle sostanze inquinanti.

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