L’acqua di piscina nel pubblico e nel privato

Per far sì che l’acqua di piscina, sia essa privata o pubblica, mantenga nel tempo non solo le caratteristiche di limpidezza e trasparenza, ma anche la sicurezza sanitaria, in particolare quella microbiologica, occorre trattarla adeguatamente.
Se così non fosse l’apporto di inquinanti da parte dell’ambiente circostante e degli stessi bagnanti, la renderebbe in pochissimo tempo inutilizzabile.

Le acqua di piscina nell’Antica Roma

Non è sempre stato così. Al tempo dell’Antica Roma per esempio le piscine erano numerose, alcune anche di grandi dimensioni e molto frequentate. La gestione della vasca prevedeva il ricambio continuo di acqua, che proveniva direttamente da un ramo dell’acquedotto; questo continuo rinnovo con acqua pulita consentiva di mantenere un buon livello igienico e contenere il rischio di infezioni. HMS multilayer water filtration - Culligan Le piscine moderne funzionano in tutt’altro modo.

L’acqua delle piscine oggi

L’acqua è oggi una risorsa limitata e preziosa, da risparmiare e preservare, inoltre è costosa per cui la formula del ricambio continuo non è nemmeno pensabile. Inoltre c’è la questione del riscaldamento. La temperatura media dell’acqua in vasca è di 27°C, mentre quella di alimentazione, che proviene dagli acquedotti, è più fredda e va pertanto riscaldata. Questi sono motivi sufficienti per far sì che l’acqua venga riusata il più possibile e non scartata, ovvero fatta ricircolare in continuo e filtrata ad ogni passaggio. Affinchè tale operazione abbia successo occorre però che vengano stabiliti i giusti tempi di ricircolo e gli adeguati sistemi di trattamento.

Le normative sul trattamento delle acque

La normativa (Norma UNI 10637/2015 – Requisiti degli impianti di circolazione, filtrazione, disinfezione e trattamento chimico dell’acqua di piscina) prevede per le vasche natatorie che il funzionamento degli impianti di trattamento dell’acqua sia continuativo nelle 24h, che gli impianti di filtrazione siano progettati e realizzati in modo da garantire un tempo di ricircolo minore o uguale a quello stabilito per il tipo di vasca (da 1 a 6 ore) e un ricambio giornaliero di acqua non inferiore a 30 litri per bagnante e comunque non inferiore al 5% del volume della vasca. Durante il ricircolo l’acqua viene sottoposta ad una serie di trattamenti, che possono variare per le diverse strutture, anche in funzione delle dimensioni dell’impianto natatorio, ma che in genere prevede i seguenti passaggi:

  • prefiltrazione tramite filtri a cestello per il trattenimento delle impurità più grossolane come capelli o piccoli oggetti accidentalmente rilasciati in acqua;
  • coagulazione con dosaggio di sostanze flocculanti, tra i più usati il polidrossicloruro di alluminio e il solfato di alluminio, che consentono l’aggregazione in piccoli fiocchi di alcune impurità colloidali, non filtrabili direttamente;
  • filtrazione attraverso un passaggio dell’acqua in batterie filtranti costituite da letti di sabbia multistrato oppure diatomee;
  • trattamento chimico di disinfezione che avviene generalmente con il dosaggio di sostanze a base di cloro, in forma liquida, granulare o solida, quali il dicloroisocianurato o i pastiglioni di calcio ipoclorito o di acido tricloroisocianurico (quest’ultimo nelle piscine all’aperto perché resiste meglio all’attacco della luce solare essendo a lenta dissoluzione). Tra gli impianti complementari alla clorazione possono essere utilizzati sistemi ad ozono o UV con lampade a bassa pressione.

All’uso vengono dosate sostanze antialga (soprattutto per le piscine all’aperto) e correttori di pH (generalmente acido cloridrico o solforico per abbassarlo e sodio idrossido o bicarbonato per alzarlo), per neutralizzare l’alcalinità generata dall’uso dei composti del cloro e rendere più efficace l’azione di flocculanti e disinfettanti.

Requisiti e soluzioni per la qualità dell’acqua delle piscine

I requisiti di qualità dell’acqua di immissione e di quella contenuta in vasca sono stabiliti dal documento “Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2003”.piscine Chemical Products - Culligan

L’acqua di origine è generalmente quella della rete idrica dell’acquedotto, mentre la principale fonte di inquinanti e di alterazione della qualità dell’acqua in vasca è rappresentata dagli stessi bagnanti. Per contrastare la proliferazione microbica, che crescerebbe sino a raggiungere livelli infettivi l’acqua viene disinfettata in continuo. In particolari condizioni di stress dell’impianto (grande affluenza di bagnanti oppure nelle vasche dei bambini) possono essere richiesti dosaggi di cloro maggiorati per rispettare i limiti microbiologici imposti dalla normativa, con la conseguenza indesiderata di generare cloroammine, (cloro combinato), sostanze irritanti per le mucose, gli occhi e la pelle, la cui presenza deve essere monitorata e non superare le concentrazioni di legge.

A tal scopo è possibile inserire nella filiera di trattamento dell’acqua anche un impianto UV con lampade a media pressione, in grado di demolirne la struttura per fotolisi. La qualità igienica degli impianti natatori e delle acque di balneazione dipende da una serie di fattori, correlati tra loro: caratteristiche della struttura, efficienza e grado di manutenzione degli impianti di trattamento dell’acqua e dell’aria, qualità dell’acqua immessa in vasca, livello di affluenza nell’impianto, frequenza degli interventi di sanificazione e pulizia. Un’adeguata gestione degli impianti, con particolare attenzione alla qualità dell’acqua di balneazione, consente oggi la frequentazione delle piscine con un elevatissimo livello di sicurezza sanitaria.

Dietro ad una piscina con acqua limpida e pulita c’è sempre tanto lavoro fatto da tecnici competenti e impianti all’avanguardia, oltre alla collaborazione dei bagnanti che dovrebbero sempre passare attraverso le docce prima di entrare in vasca in modo da ridurre al minimo l’apporto di inquinanti nell’acqua.

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