Le acque virtuali

acqua e natura

Con “acqua virtuale” si intende la quantità di acqua necessaria per produrre cibi, beni di consumo e servizi di cui ogni giorno usufruiamo. Molta acqua è richiesta per la realizzazione degli oggetti che ci circondano, ma soprattutto dall’industria alimentare, dato che per ogni chilogrammo di prodotto finito sono necessari molti litri di acqua, per la coltivazione o l’allevamento della materia prima, oltre che per la preparazione e l’elaborazione dell’alimento stesso. Per esempio nel caso della carne l’acqua virtuale corrisponde al quantitativo totale dell’acqua bevuta durante la vita dell’animale, ma anche quella necessaria per produrre i concimi, per pulire i rifiuti e per la lavorazione del prodotto finito; mentre l’acqua virtuale contenuta nei vegetali corrisponde essenzialmente a quella fornita tramite irrigazione per tutto il periodo della coltivazione.

Ognuno di noi consuma quindi molta più acqua di quanta ne vede effettivamente scorrere, tuttavia la maggior parte di essa non è percepita in quanto è letteralmente “mangiata”, in forma virtuale, nei cibi che consumiamo.

Quanta acqua si assorbe ogni giorno?

Ad esempio ogni giorno, tra bevande ed alimenti, vengono introdotti nell’organismo circa 2,5 litri di acqua, ma la quantità virtuale che consumiamo con l’alimentazione è molto superiore: varia da 1500 a 2600 litri al giorno nel caso di una dieta vegetariana e da 4500 a 5400 litri con un regolare consumo di carne.

Molti studi hanno stimato la quantità di acqua virtuale contenuta nei cibi, di seguito riportiamo alcuni valori per i principali alimenti tra quelli proposti dalla Food and Agricolture Organization (FAO):

AlimentoLitri/kg
Mele822
Mais1220
Orzo1425
Zucchero1780
Grano1830
Riso2500
Formaggio3180
Carne di pollo4300
Carne di maiale6000
Carne di agnello10400
Carne di manzo15400
Caffè tostato18900

Correlazione fra aspetti nutrizionali e impatto ambientale dei cibi: lo studio del Barilla Center for Food and Nutrition

Le abitudini alimentari influiscono sulla nostra salute e, indirettamente, anche su quella del pianeta. Uno studio del Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) ha proposto il modello della doppia piramide alimentare per evidenziare il legame esistente tra aspetti nutrizionali e impatto ambientale degli alimenti. E’ curioso notare come le due piramidi siano sostanzialmente invertite: agli alimenti posti alla base della piramide alimentare, inseriti secondo i principi della dieta mediterranea, ci sono frutta e verdura, quindi salendo cerali e latticini e al vertice carni e dolci; a questi alimenti è associato un impatto ambientale crescente, che raggiunge il massimo livello con le carni rosse, per questo motivo la piramide ambientale risulta opposta di quella alimentare. In pratica gli alimenti consigliati dai nutrizionisti per un consumo più frequente sono anche quelli che hanno un modesto impatto ambientale, un’impronta idrica minore.

Impatto ambientale dell’acqua virtuale

Per un’analisi più approfondita dell’impatto ambientale dovuto alle acque virtuali non basta però stabilire soltanto la quantità di acqua associata alla produzione di un alimento, occorre anche specificarne l’origine. Esiste così una classifica con diversi colori: “blu” sono definite le acque superficiali e quelle sotterranee, che vengono a loro volta distinte tra fonti rinnovabili e non rinnovabili (es. le acque fossili); “verde” è l’acqua piovana che arriva al suolo ma non diventa acqua blu perché viene assorbita dalle piante e in parte evapora; “grigia” è invece l’acqua industriale necessaria per la lavorazione, che viene inquinata durante la produzione e mandata allo scarico.

Questa distinzione spiega come mai il riso, che pur richiedendo una grandissima quantità di acqua (2500 litri per kg di prodotto), ha un basso impatto ambientale, oppure come due prodotti uguali, pur avendo associata la stessa quantità di acqua virtuale, possono avere impatti ambientali molto diversi a seconda della provenienza dell’acqua utilizzata per la loro produzione.

Il consumo consapevole passa anche attraverso la conoscenza dell’acqua virtuale contenuta negli alimenti, permettendoci di comprendere la dipendenza che abbiamo da sistemi idrologici anche molto lontani e come i nostri stili di vita ne influenzino lo sfruttamento.

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